giovedì 27 febbraio 2020




Ero in aeroporto venerdì, con i miei Clienti, pronto ad imbarcarmi sul volo Finnair per Ivalo. L’apertura delle news ci ha portato, già a Malpensa, il gelo polare.

Cosa stava succedendo? Nel giro di pochi minuti le notizie hanno cominciato a diventare sempre più drammatiche e da subito l’isteria dei media è apparsa evidente e pericolosa.

Ci guardavamo in faccia, senza commentare, ma lo sguardo esprimeva pura preoccupazione.

Stavamo partendo, per un viaggio che sulla carta prometteva magia e spettacolo della natura, ma in quei momenti tutto è passato in secondo piano.

Poi, lassù nel Grande Nord, le notizie arrivavano solo via social e noi le abbiamo “pesate” come tali.

L’aurora Boreale, meravigliosa ci ha dato subito il benvenuto e per qualche ora abbiamo dimenticato tutto.

Ma il pensiero per i nostri cari a casa, per il lavoro e per quello che ci aspettava al ritorno ha cominciato a dominare le nostre emozioni.

L’uscita con gli husky, l’avventura in motoslitta, la visita alla fattoria delle renne, le notti con il naso all’insù per cercare Lei, la luce verde che sembra schiacciarti a terra, ci hanno fatto capire che comunque la meraviglia della Natura e le bellezze del nostro Mondo non possono essere annullate da fatti malvagi di fronte ai quali siamo assolutamente impotenti.

Ecco, impotenti. Nulla possiamo fare per risolvere questo nuovo problema. Per ora.

Ci dicono di lavarci le mani e non tossire in faccia alle persone, come se fino a giovedì lo sputo collettivo e la mano zozza a tavola fosse la normalità.

Ci dicono che in mezzo a tante persone il rischio è più alto, come se fino a giovedì beccarsi la tosse, il raffreddore o l’influenza in metropolitana fosse un caso fortuito.

Ci dicono che questo virus ha un potere di contagio 1000 volte superiore agli altri salvo poi dire che tra tutti i casi segnalati il 90% era solo sospetto, del restante 10% solo lo 0,5 certo e di questo 0,5 lo 0,005 mortale. (ma sono numeri a caso, come tutti quelli che ci hanno comunicato sino ad ora)

Ci dicono, in pratica, che dobbiamo continuare a fare quello che saggiamente avremmo sempre dovuto fare e che quello che si sta facendo non si sa cosa sia e quali risultati porterà. Forse, può darsi, potrebbe essere ma poi vedremo.

Adesso la pianto di scrivere, esco a bermi un caffè con i miei amici nell’attesa che un altro giornalista di Repubblica scriva che Voghera è una famosa città capoluogo della contea di Clark nel Nevada e poi preparerò la sacca per il mio prossimo viaggio, domenica, in Marocco.

A proposito, per il momento, in Marocco ci possiamo andare e saremo fermati solo se ci dovessero scoprire positivi al virus. Ma questo Paese (dai grandi pensatori della nostra Nazione considerato del Terzo Mondo) non mi rimanderà a casa facendomi infettare altri 150 passeggeri, ma mi curerà presso i suoi Ospedali (in cui sono già stato brillantemente curato per una violenta colica renale nel 2009).

Viviamo, ora come e più di prima. Abbiamo scoperto che da noi dipende solo come farlo. Per il resto ci pensa qualcun altro.